Ricorre oggi l'anniversario dell'Unità d'Italia. Era il 17 Marzo 1861 quando Vittorio Emanuele II si autoproclamò Re D'Italia. Dopo aver falsificato i plebisciti, ai quali presero parte solo pochi cittadini che furono costretti a votare per l'annessione, il monarca dell'allora Regno di Sardegna fu proclamato Re D'Italia. Questa data è passata alla storia come la data dell'Unificazione d'Italia anche se si dimentica che l'unica unificazione fu quella del ricco Regno delle due Sicilie al molto povero Regno di Sardegna. Mancavano ancora alcune regioni d'Italia quel giorno, basti pensare che Roma divenne la capitale solo 10 anni dopo. Oggi ricorre per la precisione il Centocinquantatreesimo anniversario dell'Unificazione e dopo oltre un secolo e mezzo la penisola italiana è ancora più divisa di quanto non lo fosse un tempo. Il divario economico che era già presente molti anni fa si è clamorosamente invertito con il Meridione che ora è considerato la zavorra della nazione. Sentimenti razziali si possono osservare nei campi di calcio, nel parlamento nazionale nonchè nelle giunte regionali, nelle piazze e un pò dappertutto francamente. Dai cartelli "non si affittano case ai meridionali" ai "benvenuti in Italia" ai "lavatevi" si evince la spaccatura di un paese che non sembra sia stato mai unito. L'unificazione è servita a risollevare le sorti economiche di una parte del Paese e a far sì che l'altra parte ne pagasse il prezzo. L'emigrazione, le carestie e le malattie, le precarie condizioni delle nostre scuole e dei nostri ospedali, il fatto che il 93% di quello che compriamo vada ad ingrandire le casse di un settentrione che ha trovato l'escamotage per avere una colonia senza dichiararla sono tutti gli elementi di un'unificazione fasulla. Questa è la nostra unificazione. Una parte povera del Paese alla quale vengono sottratte risorse per arricchire la parte che è già ricca. E allora è per questo che molte persone legate alla propria terra, persone che si sono rifiutate di abbandonare la propria terra hanno deciso di far rivivere il passato ricordando l'ormai inesistente Regno delle Due Sicilie, un regno che aveva molti problemi ma che era in continua crescita economica e in continuo sviluppo, Un regno che non conosceva emigrazione e un regno in cui il tasso di disoccupazione faceva invidia a molti paesi. Un regno dai tanti primati e dalle tante bellezze tali da ispirare un grande pensatore del 19° secolo a dire: "Vedi Napoli e poi muori" Goethe 1817.
I primati e le bellezze sono state cancellate però da false storie e dicerie che hanno infangato la memoria e il ricordo di un periodo di splendore. Dopo quei famosi plebisciti le scuole furono chiuse per oltre 15 anni e i vincitori raccontarono ai vinti la loro verità, facendoli vergognare dei loro veri eroi "I Briganti" e portandoli ad omaggiare coloro che li avevano invasi.
E quindi, oggi in questo giorno così importante volgiamo il pensiero a tutti i nostri antenati che hanno combattuto per rimanere liberi, a tutti coloro che si sono rifiutati di darsi per vinti e a tutti coloro che ancora oggi lottano per riportare alla luce verità storiche sepolte da oltre un secolo.
-il brigante duosiciliano
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